Vacanze romane: un pomeriggio all’inglese

Keats e Shelley House

Cosa fare la vigilia di Ferragosto in una Roma semideserta e sonnacchiosa?
Avevo pensato alla mostra di Frida Kahlo al Palazzo delle Esposizioni, ma ho già visto la meravigliosa “Frida Kahlo / Diego Rivera. L’art en fusion” all’Orangerie lo scorso Capodanno, allora mi è venuto in mente che era giunto il momento di visitare la Casa museo Keats-Shelley a Piazza di Spagna.
Per gli appassionati di turismo letterario e di poeti romantici e period drama in particolare, questa è una tappa irrinunciabile: qui, al secondo piano del palazzo accanto alla scalinata, Keats morì di tubercolosi a soli 25 anni, dopo esser venuto in Italia cercando una via di guarigione, e qui vengono conservati moltissimi cimeli sui maggiori poeti romantici tra cui oggetti personali, lettere, manoscritti e prime edizioni autografe.

Agli inizi del ‘900, quando il rischio di demolizione della casa si fece sempre più concreto, scrittori inglesi e americani decisero di lanciare un appello internazionale per la sua conservazione e per la creazione di una casa museo dedicata a Keats che vi aveva abitato e a tutti i maggiori poeti romantici della sua cerchia.

È un posto silenzioso e ombreggiato: le finestre e i muri spessi attutiscono lo sciabordare dell’acqua nella barcaccia e il vociare dei turisti appollaiati sui gradini; in una delle straripanti teche c’è una silhouette di Fanny Brawne, la Fulgida Stella che Keats non riuscì a sposare e per la quale scrisse i versi più struggenti della poesia moderna. Ovunque, pareti ricoperte dai preziosi volumi della biblioteca: ottomila testi, tra prime edizioni e opere ottocentesche, molti studi su Byron e gli altri romantici.
Se non avessi letto l’epistolario e non avessi visto Bright Star, probabilmente Keats sarebbe rimasto solo un poeta inglese e invece ora mi si stringe il cuore a pensare a questo ragazzo pieno d’ispirazione e alle lettere della sua amata mai lette e seppellite con lui nel Cimitero Acattolico di Roma.

La visita è terminata alle cinque in punto, una deliziosa coincidenza di cui abbiamo voluto approfittare, rendendo omaggio a Keats e Fanny con un afternoon tea al Babington’s: pasticcini deliziosi, macha smoothie paradisiaco, mentre per quanto riguarda il jasmine tea, continuo a preferire il mio amato Damman.

Le vacanze romane stanno inesorabilmente finendo e già mi viene lo spleen, ma mi consolo pensando che mi manca ancora una festa di pre-compleanno e un mini-progetto autunnale di cui vi parlerò presto.

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